28.08.2010 - ore 17:16

L'indagine: ecco quanto sborsano le società sarde alla FIP

CAGLIARI. Il Quotidiano IsolaBasket.it ha condotto in questi giorni un'indagine (vedere DOSSIER allegato) per scoprire quali sono i costi a carico delle società sportive sarde (attualmente 141) affiliate alla Federazione Italiana Pallacanestro al fine di comprendere meglio la situazione difficile che sta attraversando il movimento cestistico isolano.
Da questa ricerca ne è emerso che oramai portare avanti una società richiede oltreché un sempre maggiore impegno dei vari dirigenti, anche uno sforzo economico enorme, in un momento dove la crisi economica si fa sentire.
La Federazione sembra non tenerne conto di questi due aspetti e anziché bloccare le spese o diminuirle, le ha aumentate, portando quasi all’esasperazione i vari presidenti delle società sportive isolane e della penisola, costringendoli in molti casi a rinunciare a campionati "Senior" (Serie C e Serie D), ridimensionare i loro progetti o addirittura scomparire dall’elenco dei club nei casi più gravi.
Ovviamente le colpe non sono tutte da attribuire alla F.I.P., ma in alcuni casi all’incapacità degli stessi dirigenti di saper gestire le proprie associazioni.
Ogni società per poter sopravvivere deve far fronte a innumerevoli spese che variano dagli affitti delle palestre (acqua, luce, etc.), alle spese di rimborso per gli allenatori, alle spese per l’acquisto di attrezzatura etc.
Ma sicuramente la voce più grossa e più pesante dal punto di vista economico è quella riservata alla parte federale, che vede ogni società versare nelle casse dei Comitati Regionali e Nazionali una valanga di soldi.
Abbiamo preso come esempio una società mediamente strutturata che svolge due campionati "Senior" (una Serie C e una 1^ Divisione), un discreto settore giovanile con 4 squadre che disputano altrettanti campionati e un bacino minibasket di circa 80 bambini per un totale medio di 130 atleti.
Ne è scaturito che all’anno ogni società di questa fascia sborsa circa 8.000 euro a favore della Federazione Nazionale e circa altri 7.000 a favore della Federazione Regionale. Un vero e proprio salasso se si pensa poi che la Federazione a favore delle società non regala niente se non un diario minibasket ai bambini e qualche adesivo rimasto dimenticato chissà in quale cassetto.
Ovviamente per poter sostenere tutte queste spese i presidenti devono barcamenarsi in innumerevoli iniziative per far quadrare i conti.
E non tutti riescono a organizzarsi in maniera tale da reperire soldi da sponsor e iniziative varie, quali manifestazioni e lotterie, per cui molti dirigenti abbandonano e chiudono le società.
L’ultima beffa è stata la brillante idea di creare una fascia di atleti che al 21esimo anno di età automaticamente si svincola da ogni società, pertanto se una società lo vuole tesserare deve pagare un parametro in base al massimo campionato che disputa (questo parametro si attua dalla Serie D in su) e man mano sale in base alla categoria, dai 350 euro di una Serie D ai 15.000 di una Serie A.
Questi soldi che la società spende, parte vanno alla società che lo ha cresciuto (ed è una cosa buona e giusta) e parte alla Federazione. Ma in svariati casi quando la società fallisce e questo atleta viene tesserato presso un’altra società, i soldi li incamera la Federazione per chissà quali "progetti giovanili" e non ritornano magari alla società che continua a investire sul giocatore.
Tali spese ovviamente aggravano sulle casse sociali e in molti casi giocatori anche buoni tecnicamente e atleticamente che hanno possibilità di giocare in campionati medi (Serie D e C) si ritrovano a giocare in Promozione poiché li il parametro non è dovuto.
Di certo non è una promozione sportiva quella che si sta portando avanti e ovviamente il livello cestistico ne risente, basti vedere le Nazionali Italiane, scese ai minimi storici dal punto di vista tecnico. 
Ma l’importante è presentare 10 persone dello staff (dall’allenatore al cuoco) e che tutti siano vestiti alla stessa maniera con sette capi diversi (uno per ogni giorno, dalle scarpe alla sciarpa), che alloggino nel più lussuoso albergo cittadino, che i dirigenti vadano in giro con le più costose macchine in circolazione e altro ancora. Questo mentre molte società non hanno 1.000 euro in cassa per portare avanti la baracca. Una baracca che, ahinoi, lentamente sta crollando nell’indifferenza generale di tutti.

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