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02.09.2010 - ore 07:29
Riceviamo e pubblichiamo:
Al Presidente del Comitato Regionale Sardegna-FIP Bruno Perra
Al CNA
Al Procuratore Federale
Purtroppo ogni estate siamo costretti ad occuparci di argomenti di piccolo cabotaggio. Cioè di quegli allenatori e/o dirigenti di blasonate società che passano le ferie a tentare di accaparrarsi i giovani giocatori appena tesserati per le altre società.
Lo fanno come al solito, con una pressione costante esercitata sui ragazzi e sulle loro famiglie, tesa a convincerli della opportunità, dei vantaggi e dei successi conseguenti al loro trasferimento nella nuova società, una sorta di paradiso tecnico in cui verranno certamente gratificate tutte le aspettative del giovane atleta.
Ora, ciascuno è libero di lodarsi e imbrodarsi come vuole. Siamo in democrazia, ciascuno può convincersi dell’essere il migliore allenatore del mondo e non farsi nessuna domanda sul perché abbia bisogno di cercare atleti cresciuti e istruiti da altri (ritenuti peraltro degli incapaci!). Ma mettere in testa i propri miti, non si sa se più vacui o più presuntuosi, in testa a ragazzini di tredici anni è un peccato vero. Si parla di ragazzini di appena tredici anni, spesso già inseriti serenamente nel tessuto sociale di altre società sportive che con fatica operano nel territorio, garantendo il reclutamento su cui si basa, in fin dei conti, in nostro movimento.
Ma c’è un aspetto in questo tipo di vicende ancora più rilevante.
Perché nel caso in questione, il nostro ragazzino, un nostro tesserato tredicenne (1997) dal talento appena meno acerbo dei suoi coetanei, sceglie (?) durante la breve pausa estiva e subito dopo gli impegni con la rappresentativa sarda di categoria, di andare direttamente a giocare alla società San Paolo di Cagliari, alla corte dell’allenatore da lui incontrato quale responsabile delle selezioni federali sarde. E questa è la vera vergogna.
Perché i raduni federali, nell’intenzione della FIP, dovrebbero essere un luogo di opportunità, di crescita e di confronto per i ragazzi; dovrebbero agire sul loro entusiasmo e sul rinforzo delle loro motivazioni per migliorarne, oltre gli aspetti tecnici, anche la loro cultura sportiva, per riverberarla poi nell’ambiente della Società sportiva di appartenenza come "MODELLO POSITIVO DA SEGUIRE". Invece questi raduni, e lo abbiamo sperimentato purtroppo assieme a molte altre società, stanno diventando il luogo privilegiato dove i "furti con destrezza" di giocatori sono agevolati dall’immaginario eccitato da allenatori la cui autorevolezza deriva dagli incarichi ricoperti quali responsabili dei programmi nazionali. E a queste scene, in questi anni, abbiamo assistito tanto nel settore maschile che in quello femminile.
Sono situazioni squallide, disastrose per tutto il movimento, per i riflessi negativi che queste azioni producono sull’ambiente della società originaria e sulla sua possibilità di sopravvivenza attraverso il reclutamento delle giovani leve, ma anche sulle loro famiglie e soprattutto sui ragazzi stessi. A questo proposito andrebbe fatta davvero una riflessione seria sul rapporto tra selezioni e aspettative tanto precoci e gli altrettanto precoci abbandoni (tanto lamentati dagli addetti ai lavori e da chi legge). Perché piuttosto che il valore dell’impegno e del sacrificio, ai giovani si comunicano i valori peggiori del nostro ambiente: la lusinga, il valore assoluto del risultato a tutti i costi nei tornei giovanili e la gratificazione divistica per ragazzini/e che hanno appena iniziato ad approcciarsi ad uno sport come la pallacanestro, certamente spettacolare e ricco di contenuti tecnici sportivi nella sua modernità, ma anche per questo intriso di altrettanto importanti valenze educative.
Noi riteniamo che sia da autentici cialtroni, e non da nobili figure di riferimento per il movimento giovanile, gratificarsi di piccoli risultati agonistici ottenuti rubando giovani atleti ad altre società perché, evidentemente, incapaci di gratificarsi attraverso il lavoro quotidiano di allenatore o dirigente.
Prendiamo atto a seguito di tali episodi che la società Antonianum si trova nella costrizione di non poter più inviare i propri atleti ai raduni di categoria, per evidente causa di forza maggiore.
Chiediamo al Presidente del Comitato Regionale Sardo di intervenire immediatamente sull’organizzazione del settore tecnico federale, a difesa degli sforzi veri fatti dalla Federazione, allontanando i tecnici nelle cui società e squadre siano poi andati a militare i giocatori/le giocatrici selezionati/e nei raduni regionali.
Chiediamo al Procuratore federale di intervenire per rilevare le violazioni all’art. 156 R.O. dell’allenatore Pintonello Nicola, referente tecnico del Progetto di Qualificazione Territoriale per la Regione Sardegna e allenatore della società San Paolo di Cagliari, che ha convocato e portato con sé, nella squadra selezionata per la disputa del trofeo Bulgheroni nel mese di giugno 2010, un giocatore della società Antonianum per poi tesserarlo per la propria società all’inizio del successivo anno sportivo.
Quartu Sant'Elena 01/09/10
Il Presidente
Mariano Secci
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